6 febbraio 2008

Il Mercerianesimo di Philip K. Dick e i Videogiochi

Le piattaforme di gioco sono scatole empatiche
(di Luigi Marrone)

L’umanità ha bisogno di maggiore empatia”.
Titus Corning, Segretario Generale delle Nazioni Unite.
da Blade Runner di Philip K. Dick – P.82 – Fanucci Editore - 1996

Il Mercerianesimo è la traduzione adottata da Riccardo Duranti, traduttore di Do Androids Dreams of Electric sheep? Di Philip K. Dick (Fanucci Editore – 1996) per il termine Mercerism. Duranti spiega che la similitudine morfologica con il termine Cristianesimo ne sottolinea maggiormente il carattere religioso più che politico/ideologico.
Ma cos’è il Mercerianesimo?
Si tratta di una sorta di pratica mistica, attuata mediante l’interfacciamento ad un dispositivo chiamato scatola empatica. Nella San Francisco descritta da Dick, non possedere una scatola empatica nel proprio appartamento, cosi come non possedere un animale di cui prendersi cura, è sinonimo di immoralità e anti-empatia. Tale considerazione è in primis una reazione alla dis-umanizzazione dilagante in una società costretta a respirare aria radioattiva, ad emigrare su Marte condividendo la vita con androidi-amici o restare a morire sulla Terra a causa di alterazioni genetiche.
La scatola empatica é composta da un dispositivo con due maniglie prensili e uno schermo di visualizzazione (semplice Tv a tubo catodico, come specifica Dick): tecnologia barocca quindi, ma non per questo poco funzionale.
Protagonista assoluto è Wilbur Mercer, il personaggio proiettato dalla empathy-box.
Stringendo le maniglie e osservando le immagini sullo schermo, questo grigio e lacero vecchio, una sorta di Gesù Cristo per antonomasia, inizia la sua performance con una scalata dal regno della Tomba nel quale si trova, composto di ossa e polvere, verso gli irti pendii di un monte che, secondo le aspirazioni dei “connessi”, trasformerebbe l’esperienza della fatica di salire in estasi mistica, sublimazione del proprio potenziale ascetico ed infine realizzazione individuale e collettiva.
ANALOGIA - Le similitudini con le dinamiche fruitive dei mondi ludici digitali è lampante: si continua ad osservare Mercer sullo schermo (un personaggio di un VG da noi non controllato) sino alla immedesimazione che inghiotte i contorni del nostro reale. I particolari dei nostri appartamenti sfumano, l’immagine audio-video risucchia l’utente e la televisione assorbe a tal punto la nostra mente e il nostro spirito da ripercuotersi sul piano fisico (Videodrome – David Cronenberg).
Ma per Wilbur Mercer difatti non é affatto facile la scalata. Degli oppositori chiamati Assassini, una impalpabile e angosciante presenza identificata come il Male, lo perseguitano con pietre scagliate dall’alto, le quali oltre a rallentare l’ascesa gli procurano lividi e lacerazioni sul corpo. L’empatia con Mercer è talmente alta che gli stessi interfacciati alla scatola empatica accusano ferite reali negli stessi punti lesi di Mercer.

Ciò che risulta interessante è la dimensione mistica del Mercerianesimo. Il collegamento con la scatola empatica è in sostanza un momento di multiconnessione e condivisione spirituale nel quale è possibile “percepire” gli “utenti” connessi in quel momento, i loro pensieri, le loro gioie e i loro dolori quotidiani: la empathy-box diviene quindi una sorta di medium telepatico per la realizzazione di un conscio collettivo attraverso una comunione mistico-emotiva con l’Altro. Per il romanzo si tratta di una pratica di fusione rituale, per non sentirsi soli e farsi forza in una vita prossima allo sfacelo sociale: le similitudini con il sentimento di fede e le pratiche di preghiera di una comunità di credenti come quella cristiana sono innumerevoli.
Si può affermare quindi che la scatola empatica, mediante un Avatar catalizzatore chiamato Wilbur Mercer, sia un recipiente che svolge una funzione morale: raccoglie sentimenti, emozioni e stati d’animo trascendendoli dall’individuo singolo e trasmettendoli in condivisione ai linkati, contribuendo quindi ad uno stato cosmico-mistico di com-partecipazione collettiva. Nel romanzo persino l’O.N.U. pare approvare, affermando che la fusione empatica del mercerianesimo riduce il tasso di criminalità rendendo i cittadini più consapevoli delle condizioni del proprio prossimo.
ANALOGIA - L’analogia con i computer-games è lampante: basti pensare ad una stanza multiplayer nella quale si è in chat, non necessariamente durante una sessione di gioco, la quale rende partecipi i linkati alla condivisione dei propri stati d’animo, sublimandoli e promovendo al contempo dinamiche di reciproca empatia (o meno). X-Box Live, il futuro Home di PS3, i MMORPG o i mondi persistenti come Second Life ecc... sono assimilabili a social network nel quale è possibile raccontarsi, mettere in circolo la propria personalità e non di rado confortarsi su questioni esistenziali.
L’analogia che ne risulta è più che marcata.
Un altro parallelismo è dato dalla longevità di Wilbur Mercer e gli Avatar dei Videogames. La caduta di Mercer nella fossa e il suo affrontare nuovamente la sfida della salita esalta la concezione di resurrezione dopo il fallimento, successiva alla morte simbolica e al Game Over prima di un’altra partita.
Nel romanzo di Dick Wilbur Mercer e la scatola empatica svolgono una funzione di equilibrio psico-sociale attuata grazie al lavoro sullo scoramento esistenziale degli interfacciati. Pur trattandosi di strumenti operanti in contesti psicologici differenti, i videogiochi, vissuti in single player o in co-operativa, oltre l'intrattenimento dispiegano momenti di scambio culturale e sublimazione di certi stati umorali nonché, nel caso di software ludo-didattico, strumenti per l’aquisizione di cognizioni utili sul piano pragmatico-reale.

Buster Friendly odia i Videogiochi. Una figura importante per l’economia del romanzo di Dick è lo show-man Buster Friendly, sempre pronto a ridicolizzare video e radio fonicamente Wilbur Mercer e la scatola empatica. Verso la fine del romanzo Buster Friendly renderà pubblico lo scoop, rivelando agli attoniti spettatori che Wilbur Mercer non è altro che un vecchio attore alcolizzato, filmato alcuni anni prima in uno studio creato scenograficamente ad hoc mediante riprese che sarebbero poi state utilizzate da una fantomatica emittente per creare il contenuto della scatola empatica, dando cosi vita al mercerianesimo.
Wilbur Mercer è quindi una sorta di programma televisivo proiettato della scatola empatica, un palinsesto mono-tematico composto da tanti brevi film dal semplice potere suggestivo che in sé non possiedono nulla di mistico.
Dopo la rivelazione gli adepti del mercerianesimo sono sconvolti poiché, come si legge a pag. 77: Wilbur Mercer non è un essere umano; si tratta evidentemente di una entità archetipica proveniente dalle stelle, sovraimposta alla nostra cultura attraverso una specie di matrice cosmica…
Buster Friendly gode quindi nel ridicolizzare la dipendenza religiosa degli umani da una manipolazione tecnologica esterna. Egli delegittima Mercer e il mercerianesimo (nonché l’aspetto religioso che esso ha assunto) a causa della mera finzione scenica (e i VG sono finzione digitale). La scatola empatica crea semplicemente una allucinazione consensuale mediante immagini e suoni, nascondendo la natura di costrutto artificiale dei contenuti proiettati.
Ma ciò che infine viene dedotto dal romanzo è che in realtà Buster Friendly teme Mercer poiché, non avendo la sensibilità e l’empatia necessaria per fondervi, egli rappresenta la minaccia che rammenta a lui ed altri come lui una piccola ma importantissima cosa: di non essere umano. Lo show-man Buster Friendly è di fatto un Androide – un organismo sintetico, una entità segnata dalla mancanza di una qualità umana per Dick fondamentale: l’empatia per il prossimo.
ANALOGIA - Buster Friendly gioca il ruolo di detrattore delle esperienze ricavate dalla fruizione dei contenuti videoludici attuali. Egli assume la figura dei Ministri, dei critici d’Arte non-videoludici e degli integralisti inveterati (gli Assassini, il Male culturale per il medium), vale a dire tutti quei soggetti androidi verso il VG e il videogiocatore in quanto cronicamente incapaci di empatizzarvi, sempre pronti a liquidarli astiosamente con l'inettitudine di chi é avulso a compiere il minimo passo per comprenderli. Si tratta purtroppo di un deficit strutturale, di una carenza che richiederebbe un innesto culturale difficile da attuare.
Ciò induce a riflettere sull'ambiguità di un integralismo che tende costantemente a minimizzare la rilevanza dei VG sulle emozioni umane risultando però sempre pronto a scagliarvisi contro temendone la ripercussione sul piano sociale (a causa di presunti modelli operativi ed influenti sulla psiche).
Il sentimento é comprensibile: d’altronde Wilbur Mercer causa fisicamente agli altri ciò che accusa fisicamente egli stesso, quindi…

In realtà Mercer rappresenta l’elevazione del cyberspazio sulla vita, del nostro cyberspazio interiore, vale a dire lo spirito umano. Cosi come afferma il protagonista a proposito di Mercer nelle ultime pagine del romanzo: “E così è questo che Mercer vede (…). Vita che noi non riusciamo più a vedere; vita sepolta con cura fin quasi alla fronte nella carcassa di un mondo morto. In ogni più piccolo granello dell’universo probabilmente Mercer riesce a vedere la vita invisibile. Adesso lo so. E una volta che ho imparato a guardare attraverso gli occhi di Mercer, magari non smetterò più”.
Come a voler dire che una volta che s’impara a giocare, magari non si vuol smettere più.
E' chiamata vita invisibile quella vita che non si vede, ma che è operativa singolarmente in ogni essere umano. Poterla sentire, fondendo la propria a quella altrui, dando vita ad una spiritualità collettiva potente, ad un comune cyberspazio interiore, dall'interno all'esterno e viceversa, è ciò che inconsciamente attuiamo nell’interfacciarci alla Rete, ogni volta che siamo connessi, ogni volta che entriamo in una stanza condividendo il nostro tempo su XboxLive, Home, Second Life, ecc…

Tutto ciò di cui abbiamo bisogno, forse, è davvero di reciproca empatia.
Philip Kindred Dick potrebbe aver ragione.

10 commenti:

Vulgar Hurricane ha detto...

Ti ringrazio per questa bellissima riflessione.
Ho appena terminato la lettura del romanzo, e mi serviva proprio uno sguardo capace, come il tuo, di gettare luce su diversi aspetti che mi avevano lasciato sgomento.

E-self ha detto...

Grazie a te per la lettura! La forza visionaria del romanzo é ancora oggi quanto di più profetico si possa leggere in giro. Dick sarà sempre attuale, malgrado i tempi e le mode.
;-)

Vulgar Hurricane ha detto...

Pienamente d'accordo con te!
Essendo stata questa la mia prima lettura di Dick ,l'ho trovata abbastanza complessa, ma penso sia normale quando ci si approccia ad una autore del tutto nuovo e in particolar modo così ispirato.

Diversi aspetti del romanzo mi hanno colpito per la loro forza visionaria e anticipatrice: la scatola empatica e il Mercerianesimo (bellissima e a mio avviso molto azzeccata la tua analogia con la Rete e i Videogiochi!), ma anche ad esempio l'unità Penfield come modulatore d'umore, gli animali quale nuovo status symbol e fonte di distinzione sociale, il conflitto uomo/androide dai confini così sfumati, il vecchio contrasto tra centro/periferia adattato al nuovo contesto futuristico...sì non c'è dubbio, è una lettura che mi ha colpito molto! :)
Ora sono curioso di approfondire la conoscenza di questo autore ^^

P.S. A proposito, complimenti per questo tuo blog, da appassionato (non molto esperto) di VG e Internet lo trovo veramente interessante, ci farò volentieri una capatina ogni qual volta mi sarà possibile! :D

E-self ha detto...

Ti ringrazio molto per l'attenzione, davvero. Ti consiglio di approfondire P.K.Dick al più presto. Un misto di ingenuità e genio caratterizza le sue intuizioni, senza contare le visioni apocalittiche di cui ci ha fatto dono. La mia passione speculativa per il Cyberspazio, Videogiochi, Rete, ecc... trovano in Dick una fonte di suggestione molto forte. Non so se hai visto Blade Runner, a questo punto. Il film deve molto al libro, il lavoro di Scott é un caposaldo d'atmosfera e stile, peccato che Dick sia scomparso durante le riprese (aveva però visionato la scena iniziale, esultando, restandone basito).
Ci sono alcuni post in cui indago il rapporto tra videogiochi, cinema, cyberspazio e religione. Un altro in cui mi soffermo su un bellissimo libro, tutto italiano, "Cyberworld" di Alessandro Vietti, che ti consiglio caldamente.
Sono sempre disponibile per qualsiasi scambio ed appassionata elucubrazione, quando vuoi sei il benvenuto!
:-)

Vulgar Hurricane ha detto...

Sì ho visto Blade Runner più volte, ed è un film che personalmente adoro.

All'inizio avevo timore di leggere il libro proprio perché, amando tanto la pellicola, temevo che il libro (da tanti definito molto più bello della versione cinematografica) potesse offuscare il fascino del mio Blade...per fortuna così non è stato, anche perché le diversità tra i due sono tante e così evidenti che possiamo per certi versi definirli quasi come due opere a parte! Tu che ne pensi?

Comunque grazie per le indicazioni, mi ci farò un giro molto molto volentieri! :D

E-self ha detto...

Cosa ne penso di Blade Runner? E' semplicemente il mio film preferito in assoluto, non so dirti altro. Mi colpisce allo stomaco ogni volta che lo vedo, m'infradicia della sua fotografia, la poesia delle immagini, l'inquietudine esistenziale della sua atmosfera... si potrebbe scriverne senza smettere mai. Il libro di Dick é stato preso a prestito per circonfondere l'opera di una sostanzialità concettuale, me si tratta alla fine di un film che si regge da sé, operando uno scarto estetico semplicemente miracoloso rispetto alla linea guida del libro. La convivenza di due opere talmente diverse e cosi profonde e profetiche é un evento che accade pochissime volte nella storia dell'arte contemporanea, e ti dico che mi sento abbastanza privilegiato nel goderne (e riconoscerne) i fasti.
;-)

Vulgar Hurricane ha detto...

E' vero accidenti, si tratta di uno dei pochi casi in cui opera letteraria e cinematografica non solo non collidono, ma addirittura si arricchiscono a vicenda: caso forse più unico che raro!

Il mio film preferito è invece 2001:Odissea nello spazio, ma Blade Runner occupa comunque un posto speciale nella mia personale classifica :D
A proposito, ho visto che hai apprezzato molto anche Stalker, cavoli è sempre un piacere incontrare un altro fan del mitico maestro Tarkovskij! =D (Spero di non essere andato troppo off-topic con questo commento ^^')

E-self ha detto...

Off topic? Stai scherzando? Questo blog é talmente povero di interventi da risultare l'esatto opposto della mia idea originaria, ossia un entusiastico luogo di scambio sui rispettivi gusti d'ognuno! Trovo quasi miracoloso che ci sia qualcuno che vi ci sia imbattuto, pensa un po' tu! ;-) Adoro Tarkovskij, e tra l'altro domani mi giungeranno tramite corriere i film in DVD che ancora mi mancano, Andrei Rubliov, Nostalghia e Lo Specchio, trovati su IBS a prezzi abbordabilissimi. Stalker rimane tuttora il mio preferito, senza quel film... adesso probabilmente non sarei qui ;-)

Vulgar Hurricane ha detto...

Beh ti dico la verità è un vero peccato che sia poco conosciuto! I contenuti che ho potuto leggere sino ad ora sono realmente meritevoli, non è la classica "roba" che si trova in giro, ma lascia trasparire passione e cognizione di causa.

Mi fa molto piacere dei tuoi acquisti, hai fatto un'ottima scelta! Tra i vari film di Tarkovskij, è difficile dire quale possa essere quello che mi sia piaciuto di più...sono tutti così belli, così particolari e sentiti, che mi risulta molto difficile fare delle preferenze, anche perché i temi trattati nelle varie pellicole sono sostanzialmente diversi, e piuttosto è la prospettiva a mutare.

Forse il film più grande che il regista russo abbia mai partorito (forse addirittura il più grande della storia) è proprio Andreij Rublev, ma Stalker, ancor più di Solaris, è il suo Capolavoro di fantacoscienza, il suo film più omogeneo. Lo specchio, invece, merita un discorso a parte: ritengo che sia una delle opere artistiche più ambiziose mai realizzate, un montaggio dei ricordi, delle suggestioni, dei sogni vissuti dall'autore, un bilancio della sua esistenza espresso in una forma cinematografica che lascia veramente dei graffi sul cuore. Qualcosa di unico, di indescrivibile, semplicemente da vivere e gustare in un momento di vera ispirazione.
Buona visione, anche Nostalghia sono sicuro che non ti deluderà! :D

Anonimo ha detto...

Sono capitato sul tuo blog perché recentemente ho giocato a Journey (ps3) e anche se era tanto tempo che non leggevo Dick mi ha subito fatto pensare alla scatola di Mercer, sia per le tematiche che per la capacità di suscitare una risposta empatica veramente forte, praticamente un distillato di empatia! Vorrei provare a buttare giù le mie impressioni, anche partendo dagli interessanti spunti del tuo post, ma devo prima riordinare un po' i pensieri... intanto ciao