12 marzo 2010

Un tributo chiamato Action Figure.

(di Luigi Marrone)
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L’action figure (dall’inglese “modellino in azione” - wikipedia), è solitamente un assemblato di resina/plastica/metallo che rappresenta personaggi più o meno noti.
Spesso possiede un referente di finzione immateriale (anime, fumetti, personaggi di videogiochi) o materiale (film, cantanti, personaggi storici…)
In potenza, tutto l’universo può essere ridotto ad action figure.
Per quanto mi riguarda l’acquisto di una action figure videoludica rappresenta per me il passo successivo che tributa un particolare onore all’esperienza vissuta col videogioco. Una scelta molto intima e soggettiva quindi, che riguarda solo alcuni titoli.
Non a caso possiedo, o tendo a possedere le action figures relative a quei videogiochi per i quali mi sono a tal punto immerso e suggestionato nel sostrato referenziale dei loro mondi virtuali che la sola legittimazione virtuale non mi è bastata.
In pratica, ho voluto di più.
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L’action figure svolge per me una funzione ben precisa: completare lo statuto dell’universo digitale attraverso la presenza di una sua manifestazione materiale.
Considerata come una diretta emanazione della controparte digitale, l’action figure equivale ad un artefatto che trascende l’immateriale per una testimonianza fisicamente tangibile di quanto esperito mediante la realtà digitale.
Il desiderio di toccare un simulacro fisicamente tangibile, sostanziabile al tatto, si trasforma in un merito, un tributo, un onore, una riconoscenza al videogioco di riferimento che mi ha appassionato/suggestionato.
Ciò che prelude all’acquisto di una action figure esprime quindi per me un sentimento di riconoscenza e tributo, di passione e una qual certa artistica riverenza.
In definitiva, l’acquisto di un suo simbolo materiale è probabilmente il tributo massimo, finale, che potrei decretare ad un videogioco.
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8 commenti:

fomento ha detto...

=) gustoso da leggere ( in questo caso ) come sempre. Dovresti scrivere più spesso ; da quanto vedo non posti con molta frequenza. ^^

E-self ha detto...

Thanks a lot, fomento. Il guaio è che sono spesso lontano dal PC causa lavoro. Dell'Outcast staff sono l'outsider, quello che di "videogiochi" ne è meno dentro. Niente rubriche, viaggi, specials o versioni stampa da recensire. Insomma, dedicare tempo al VG ha un certo prezzo (in termini di tempo e non) che non mi è sempre congeniale. Poco ma buono, quindi! (spero... ;-)

fomento ha detto...

Capisco =). Si vede che sei quello meno dentro, ma molte tue analisi ( o baggianate, come preferisci XD), fanno trasparire un'analisi più attenta e cognotiva del mezzo e del suo (probabile) messaggio. Una rielabolazione, che va al di là della semplice interpretazione. Con lo scopo di dare integrità ad ogni lato del gioco. Andando a scavare -aggiungere- ( ma anche a capovolgere il piano dimensionale, il significante) quando il gioco lo permette, o scalfendolo soltanto quando è più limitato e, carpirne il significato... donando sempre una dignità al videogame. ( game suona meglio di gioco :P ) O almeno è quello che percepisco ; ma potrei, sinceramente, aver scritto -intuito- una marea di cazzate ;)

E-self ha detto...

Ciò che scrivi mi lusinga molto, fomento. Hai colto in pieno la polivalenza del piano interpretativo sul quale mi muovo quando mi accosto e cerco di tradurre l'esperienza del VG. Lo stesso faccio per molte cose della mia vita, in genere. Cerco sempre di portare emotività nella speculazione/riflessione in ambito videoludico, quasi l'analisi possa farsi letteratura, racconto individuale ed esperienza di vita. Per quanto sia puro verbo digitale, sono un umanista positivista del videogioco. Dato che il VG e la riflessione pubblica o privata su di esso sono attualmente una parte appassionata della mia vita, cerco di nobilitarlo con la stessa dignità con la quale vivo il mio tempo. Sarà per questo che vivo ogni nuova esperienza videoludica da un punto di vista emotivo molto alto, quasi fosse un momento esistenziale, un buon videogioco. Vivere all'altezza di quella stessa dignità da te ravvisata, questo mi prefiggo sempre. Trasmetterne anche un solo grammo è sensazione stupenda. Grazie ancora per le tue parole. ;-)

fomento ha detto...

Di niente. A me, fa sempre piacere l'approccio a modi diversi d'interpretare il mezzo videoludico. Son anche contento di aver carpito il giusto significato.
Saluti =)
Però ora devi scrivere più spesso! :D

Smetto di riempirti tutto di kópros e, torno a finire Svevo...

Nicola Altieri ha detto...

E pensare che credevo di essere tra i pochi a filosofeggiare sul consumo intellettuale dei videogiochi e mi sentivo un pò idiota...Grande Marrone, scrivi, scrivi che c'è chi legge, per fortuna non tutti i videogiocatori sono bimbomikia con un pad h24 in mano e con gli achievements come obbiettivo di vita

Momox ha detto...

Complimenti Luigi ;) da qualche mese ascolto Outcast e da quando ho sentito la tua voce per la prima volta, sono stato rapito dalla tua competenza e sensibilità, sul come riesci a esprimerti e a far capire a chi ti ascolta/legge ciò che provi al momento di una qualsiasi tua esperienza.
Mi trovo completamente d'accordo su ogni tua analisi, le tue interpretazioni sono poesia.
Vogliamo che scrivi più spesso!!! ^_^'

Allora, vediamo un po': segnalibri/aggiungi pagina ai segnalibri... ;)

E-self ha detto...

Momox, mi commuovi e mi fai pentire di non avere il tempo necessario di scrivere tanto quanto rifletto sulle cose! ^_^ Grazie!